Il luogo storico del primo presepe Greccio, la

"Vorrei fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato - sono le parole di San Francesco a Giovanni Velita - come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello". Era la vigilia di Natale del 1223.

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Greccio, la

Tipologia di presepe

Tipologia: Il luogo storico del primo presepe

Dimensioni: Cappella

Materiali: Affresco

Ambientazione: 1300/1400

Anno di costruzione: 1223

Visibilità: Internazionale

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Santuario Francesco del Presepe di Greccio Via San Francesco, 1 Greccio (Rieti)
calendar_month Periodo di apertura
  • Data apertura
    1 Gennaio 2026
  • Data chiusura
    31 Dicembre 2030
schedule Orari
dalle 09:00 alle 18:00
Festivi dalle 09:00 alle 18:00
Visitabile tutti i giorni, la chiusura dei mesi di luglio e agosto è alle ore 19,00. Durante le funzioni religiose le visite turistiche sono sospese o limitate

Il presepe - Greccio, nella grotta dove nel 1223 tutto ebbe inizio

Arroccato a 635 metri di altitudine sulle pendici dei Monti Sabini, il Santuario Francescano di Greccio appare come un poderoso complesso architettonico incastonato nella roccia viva. Circondato da un fitto bosco di lecci e affacciato sulla Conca Reatina, questo luogo deve la sua nascita alla presenza di San Francesco d’Assisi, che vi dimorò a partire dal 1209. La tradizione narra che il Santo affidò a un bambino un tizzone ardente perché lo lancesse dal monte nel luogo in cui avrebbe edificato la sua dimora: il tizzone raggiunse la parete rocciosa dove oggi sorge l’eremo, consacrando per sempre la profonda fusione tra la nuda pietra e la spiritualità francescana.

La storia che ha reso Greccio celebre nel mondo come la “Betlemme Francescana” si consumò nella notte di Natale del 1223. Le fonti francescane primarie — in particolare la Vita prima di Tommaso da Celano e la Legenda Maior di San Bonaventura da Bagnoregio — raccontano che circa quindici giorni prima della festa, Francesco chiamò il suo caro e nobile amico Giovanni Velita (discendente dei conti Berardi di Celano) e gli confidò il suo ardente desiderio:

“Se vuoi che celebriamo a Greccio l’imminente festa del Signore, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello.”

Il cavaliere obbedì prontamente e predispose ogni cosa nella grotta sulla montagna. Giunta la notte santa, uomini e donne della Valle Reatina salirono verso il monte portando ceri e torce per illuminare il buio della selva, mentre giungevano anche frati dai conventi vicini. Tommaso da Celano descrive la metamorfosi di quella cavità rocciosa con profonda poesia, scrivendo che “si prepara la mangiatoia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. Là si rispetta la semplicità, si esalta la povertà, si intona l’inno all’umiltà e Greccio diviene quasi una nuova Betlemme”.

La mangiatoia fu adibita ad altare e sopra di essa venne celebrata la solenne Messa. Francesco, in veste di diacono, cantò il Santo Vangelo con voce chiara e sonora, poi prese la parola per rivolgere un’omelia al popolo. Celano narra che il Poverello d’Assisi “parlava della nascita del Re povero e, quando voleva nominarlo, lo chiamava, riempito di un amore celeste, ‘il Bambino di Betlemme’”, leccandosi le labbra ogni volta che pronunciava quel nome, come per assaporarne tutta la dolcezza. San Bonaventura aggiunge che il Santo stese le sue braccia sulla mangiatoia “sospirando, pieno di pietà e inondato di una gioia ineffabile”. Durante la celebrazione si compì anche un prodigio visibile: Giovanni Velita riferì di aver scorto nella mangiatoia un bimbo vero che giaceva inerte e vide Francesco avvicinarsi teneramente e “svegliare quel Bambino dal sonno della morte per stringerlo tra le sue braccia”. Al termine della funzione, il fieno utilizzato fu conservato dal popolo e, come ricordano le fonti, “il Signore moltiplicò le sue misericordie per mezzo di esso”, sanando miracolosamente gli animali malati e preservando la zona da varie avversità.

Nucleo originario del Santuario è la piccola Cappella del Presepio, edificata nel 1228 (anno della canonizzazione del Santo) e ricavata nella grotta stessa. Sotto la moderna mensa dell’altare si trova la roccia viva dove il Santo depose il simulacro del Bambino. Sulla parete retrostante, un pregevole affresco di scuola giottesca (restaurato nel 1952 e nel 2016) rappresenta in due scene speculari ordinate in una lunetta la Natività di Betlemme — con la Vergine nell’atto di allattare il Bambino affiancata da San Giuseppe pensoso, dal bue e dall’asinello — e il Presepe di Greccio. In questo secondo riquadro viene riproposta l’iconografia dipinta da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi: Francesco inginocchiato adora il Bambino, mentre in alto a destra il sacerdote celebra la Messa. Dietro il Santo compaiono i protagonisti di quell’evento: l’uomo vestito con una lunga tunica rossa, identificato dalla tradizione locale con Giovanni Velita, sua moglie Alticama Castelli di Stroncone e il popolo di Greccio. All’estremità della lunetta compare la Maddalena, protettrice degli eremiti.

La parete esterna della cappella è decorata da due affreschi raffiguranti San Giovanni Battista e la Natività, avvicinati alla scuola del Maestro di Fossa (XIV secolo). Da qui, attraverso un corridoio, si accede al primitivo convento che conserva il refettorio, il dormitorio e la cella del Santo, un piccolissimo angolo con la roccia su cui Francesco riposava, documento prezioso di fedeltà assoluta per “Madonna Povertà”. Nel piccolo antro che li precede si osservano la vaschetta per lavare le stoviglie, un semplice caminetto e la minuscola cantina. Al piano superiore si trova il Dormitorio ligneo del XIII secolo volutosi da San Bonaventura da Bagnoregio, un ambiente suggestivo con soffitto a capriate diviso in minuscole celle per i frati. Accanto sorge la Chiesa di San Bonaventura (1228), la prima al mondo a lui dedicata, che custodisce opere come un affresco del Beato Giovanni da Parma, un tondo in legno della Madonna col Bambino di Biagio D’Antonio, un frammento del XV secolo con San Francesco che a Poggio Bustone riceve la remissione dei peccati e una pala d’altare in legno della Deposizione. Un tramezzo ligneo separa la chiesa dal primitivo Coro dei Frati col leggio medievale, mentre dall’oratorio d’uscita si scorge una copia trecentesca del ritratto di San Francesco in lacrime eseguito su commissione di Jacopa dei Settesoli.

Nell’ampio piazzale esterno si trova la nuova Chiesa costruita nel 1959 su progetto dell’architetto Carlo Alberto Carpiceci, con portali in bronzo di Lino Agnini e Alberto Poli e vetrate policrome di Padre Alberto Farina. All’interno si conservano presepi in terracotta e legno di Luigi Venturini e Lorenzo Ferri, oltre a una Mostra di Presepi allestita nel matroneo.

Luogo di pace e umiltà, la grotta ha richiamato nei secoli l’attenzione di illustri pontefici: da Papa Onorio III che concesse il benestare per la rievocazione, a Papa Paolo VI nel 1972, Papa Giovanni Paolo II nel 1983, fino a Papa Francesco, recatosi a Greccio nel 2016 e nel 2019, anno in cui ha firmato proprio nella grotta la Lettera Apostolica Admirabile signum, dedicata al valore del presepe.

Per il pellegrino, raggiungere questo luogo è un cammino suggestivo: in automobile si risale da Contigliano lungo le curve immerse nei boschi di elci e querce; in treno si arriva alla stazione a fondo valle per poi risalire la montagna; a piedi si percorrono i 2 chilometri di sentiero boschivo del Cammino di Francesco partendo dal centro del borgo. Dal piazzale finale si prosegue esclusivamente a passo d’uomo lungo una rampa di gradini incastonata nella rupe, lasciando sfumare il rumore del mondo fino a varcare la cavità che custodisce la memoria del Natale.